L’Apple Watch non perde un colpo, nel caso di Ken Robson, 64 anni, non ha perso un battito quando durante una visita al figlio a San Diego in California ha iniziato a sentirsi debole, testa leggera e vertigini. Mentre accadeva ciò notò nel suo Apple Watch una frequenza cardiaca rallentata, intorno ai 30/40 battiti al minuto.
Il giorno successivo all’evento si recò presso il Pronto Soccorso del Scripps Mercy Hospital dove raccontò al personale in servizio di aver cercato su Google e che crede di avere la Sindrome del nodo malato (Sick Sinus Syndrome).

Cos’è la Sindrome del nodo malato?

È una disfunzione del nodo del seno, struttura da cui origina il normale ritmo del cuore (per questo detto “ritmo sinusale”), formata da un gruppo di speciali cellule localizzate nell’atrio destro (una delle due camere superiori del cuore). La frequenza cardiaca (il numero di contrazioni del cuore in un minuto) varia a seconda dell’attività svolta dal soggetto: si parla di bradicardia quando é inferiore a 60 battiti al minuto e di tachicardia quando è superiore a 100 battiti al minuto. Per differenti ragioni il nodo del seno può non funzionare correttamente dando luogo ad un rallentamento non giustificato dall’attività svolta il quel momento della frequenza cardiaca. Nelle fasi più avanzate della malattia il nodo del seno può diventare incapace di generare il battito dando luogo a delle pause prolungate tra una contrazione cardiaca e l’altra. È una sindrome poco frequente, è spesso dovuta all’invecchiamento e può essere legata a differenti malattie cardiache o interventi cardiochirurgici.
La frequenza cardiaca rallentata o le pause prolungate tra una contrazione cardiaca e l’altra provocano una riduzione o un arresto transitorio del flusso di sangue agli organi con il seguente manifestarsi di stanchezza, sensazione di testa leggera, vertigini, svenimento, affaticamento al minimo sforzo e mancanza di respiro.

Come si diagnostica questa malattia?

Solitamente per diagnosticare questa malattia è necessaria una visita medica sulla base della storia clinica del paziente, un elettrocardiogramma e a completamento della diagnosi un ECG dinamico delle 24 ore (Holter) o un event recorder. Inoltre risulta raro essere corretta una diagnosi ottenuta cercando informazioni su internet e solitamente i medici sono scettici nell’accettare dati da dispositivi elettronici non clinicamente validati per il motivo che i dati in essi contenuti potrebbero essere falsati.
Durante la visita in ospedale, Eric Topol, cardiologo e fautore della Digital Health, ha verificato lo stato del signor Robson con un monitor professionale che confermò la sua auto-diagnosi e di conseguenza gli fu impiantato un pacemaker, un piccolo apparecchio elettronico in grado di controllare continuamente il battito cardiaco e di supplire, quando richiesto, ad sua una disfunzione.
L’utilizzo dell’orologio tecnologico di casa Apple ha permesso sicuramente di accorciare i tempi di ricovero in ospedale di un paio di giorni in quanto non ha necessitato di un monitoraggio con Holter per una settimana.
L’Apple Watch, ormai arrivato alla Series 2, non viene risparmiato dagli scetticismi del settore sanitario.
Una domanda pertinente è: quanti cardiologi accetterebbero dati relativi alla frequenza cardiaca rilevati da un dispositivo non clinicamente validato? Il pensiero immediato è che la domanda è piuttosto retorica, considerato che ben pochi cardiologi lo farebbero.
Lasciando da parte la validità clinica o meno, vertigini e sensazione di testa leggere da sole dovrebbero essere abbastanza per un paziente ed un medico per destare qualche sospetto, o no?
A mio parere il punto chiave è: il paziente, senza i dati raccolti dall’Apple Watch, avrebbe avuto la possibilità di cercare su Google i sintomi correlati all’andamento della sua frequenza cardiaca in quei momenti e rivolgersi al personale medico o avrebbe trascurato magari l’accaduto dando la colpa ad un banale malessere transitorio?
Stiamo solo iniziando a capire le potenzialità di questo ed altri dispositivi indossabili che pezzo per pezzo rendono la nostra vita migliore e, perché no,  più sicura.